L'Oratorio San Giuseppe

Le origini di questo Oratorio vanno collocate nel sistema delle "cassine" patrizie lombarde. I nobili Schiaffinati installatisi a Miradolo nel 1434 erano riusciti a costruire una notevole azienda agricola; all'inizio del 1600 la sua sede fu attrezzata a ridosso di quella dei Reyna, e durò nella sua funzione di "cassina nobiliare autosufficiente" per quasi quattro secoli fino al 1919.

L'Oratorio fu eretto nel 1670 e fu dedicato per decreto vescovile ai Santi Giuseppe, Gaetano, Francesco, Antonio da Padova, Ignazio di Lojola e il nobile Antonio Schiaffinati lo fornisce di una dote consistente in una casa con cascina, terreno irriguo ed un vigna detta "La Bernarda" dati in enfiteusi a Messer Francesco Bernardi.

Nel 1813 il conte Leopoldo Schiaffinati, muore e nomina erede universale di tutti i suoi averi l'Ospedale Maggiore di Milano. Il 10 ottobre 1866 l'Ospedale Maggiore cede la proprietà al Nobile Luigi De Lutti di Pavia

Il 19 agosto 1869 a seguito della legge 7/7/1866 sulla eversione della manomorta ecclesiastica, vengono rimossi i vincoli dei benefici con il risultato della sospensione delle celebrazioni religiose e della chiusura temporanea dell'Oratorio.

Nel 1919 il nobile Dott. Andrea de Lutti cede la proprietà al parroco di Miradolo, il quale procede alla vendita per lotti di tutto il complesso.

L'Oratorio perviene alla Famiglia Bossi, rimane aperto e officiato fino al 1946, curato dalla Sig.ra Gina Bossi che fa celebrare un'ultima messa nell'aprile di quell'anno. Poi viene sconsacrato. Tutto il contenuto viene donato alla Chiesa parrocchiale: la pietra santa, i reliquiari, le panche, i paramenti, i quadri, i vasi sacri, le due piccole campane sono acquisiti dal parroco Cremascoli. Nel 1980 la famiglia Bossi presenta un progetto per la ristrutturazione e l'utilizzo dell'edificio, ma interviene il Dipartimento delle Belle Arti che blocca tutto

La chiesa parrocchiale è intitolata a S. Michele Arcanglo. Il nome proviene dall'ebraico della Bibbia: Mi - ka' el che significa "Chi come Dio". E' colui che viene in aiuto in maniera divina, capo degli Angeli fedeli a Dio; combatte e scaccia dal cielo Satana, l'antico serpente e i suoi angeli ribelli. Michele è il custode di Israele, appresentato come rivestito da una lucente armatura e con una spada invincibile è considerato il simbolo della lotto contro il male. La festa liturgica cade il 29 Settembre.

Esternamente l'edificio si presenta come un insieme poco armonico di strutture alte e tozze, con evidenti aggiunte. L'asse longitudinale risulta deviato rispetto alla piazza: sicuramente quando fu costruito alla fine del 1500 le case circostanti erano più a ridosso e la piazza forse non esisteva. La facciata presenta un profilo stretto e alto terminante a capanna. Sul d'avanti sporge il capitello, costruito nel 1864, in granito di Baveno con finiture di stile neoclassico. I corpi laterali sono stati aggiunti nel 1700. Svetta sulla destra il campanile, costruito nella sua parte bassa alla fine del 1500, e innalzato nel 1794. La struttura è imponente, ma anch'essa poco armonica, sono evidenti nella parte bassa i profili degli archetti della primitiva cella campanaria con aggetti che poi si interrompono verso la metà della canna. Il concerto delle cinque campane è intonato in mi naturale; la campana grande reca incisa la dedica "S. Michael Arcangele ora pro nobis - Annus iubilaris Summus Pontefix Pius X - 1908". La seconda campana nel lato verso occidente è dedicata alla Regina del Santissimo Rosario, la campana verso le colline è dedicata a San Guiseppe, le due più piccole rispettivamente a San Venusio e a San Luigi.

 

Costruita negli anni '60 sulla strada per san Colombano è inglobata in una casa di abitazione e conserva tutt'ora la sua struttura originale. Il suo nome è in realtà La Madonnina di Caravaggio ma viene chiamata popolarmente 'il gesiolo' e da il nome alla strada che la costeggia verso la collina.

Sorge sulla collina a nord della Somaglia, probabilmente è stata costruita verso la metà del secolo scorso. E' collocata al centro di un bivio e si presenta come un tempietto a capanna con due colonne in cotto, un piccolo portichetto a volta, intonacata interamente. Reca un'immagine della Madonna come realistica donna del popolo, seduta, che allatta un vigoroso bambino tenuto sulle ginocchia. Sotto si trova l'iscrizione "Andiamo con fiducia al trono della grazia"