Prima di Miradolo

Le colline di San Colombano potrebbero derivare da corrugamenti tettonici nella pianura alluvionale solcata dai fiumi. Tra l’età del bronzo e quella del ferro ( circa 1000 a.c. ) piccole tribù, di popolazioni celtiche, si trovavano nei pianori elevati delle colline e in quelli emergenti dagli acquitrini del Po e del Lambro. Le ricerche sulle orme di questi insediamenti furono intraprese da Guido Corbellini sin dal 1950. Chi scrive questa nota partecipò in qualche modo alle prime indagini e nel 1970 , divenuto Sindaco , radunò presso il Comune un gruppo di appassionati scavatori che , in pochi anni , individuarono almeno 20 luoghi di un certo interesse. Vennero così alla luce parecchi frammenti, oggetti, vasellame, urne cinerarie, spesso in frantumi, perché, appena scoperte, i contadini avevano subito e invano sperato in un tesoro. I reperti riguardano un lungo arco, dall’età del bronzo, da epoche corrispondenti alla civiltà di Golasecca, a periodi romani in cui, probabilmente, avvenivano passaggi di truppe militari . In sostanza si può dire che, per lo storico , il periodo più importante di Miradolo fu “prima” di Miradolo. ( anche se qualche voce popolare ha cercato di fantasticare sui nomi e sui luoghi : “ mira il duolo “ , Nerone e Annibale , una galleria sotto le colline …) Il 27 ottobre 1977 il Comune, dopo intese con la Soprintendenza e con la Regione, istituisce un Museo locale con apposite vetrine che custodiscono tutti i reperti. Qualche anno dopo la Soprintendenza , con ragioni poco comprensibili, preleva tutto il materiale che non sarà più restituito. Scompare il Museo , muore ogni passione dei ricercatori volontari.

Nessuna meraviglia quindi se Miradolo non può vantare un passato illustre. Nel 1400 il castrum risulta già diroccato , gli abitanti sono assoggettati allo Statuto voluto da Bianca di Savoia Visconti a San Colombano. Era comunque un modesto villaggio , con poche casupole e i contadini al servizio delle due , tre cascine di notabili pavesi e milanesi. Forse per qualcuno iniziava il lavoro autonomo dell’artigianato rurale o la conduzione di propri minuscoli poderi.

La sua storia è totalmente inglobata nella storia dei grandi feudi ( Visconti , Sforza , Estensi ) , dei Vicariati feudali ( San Colombano e poi Belgioioso ) e nella serie degli innumerevoli atti notarili delle famiglie nobiliari.

La prima e più importante fu quella degli Schiaffinati : nel 1400 acquistano vasti terreni che provvedono a sistemare ( la roggia miradola ) , costruiscono un palazzo ( forse nell’attuale via Garibaldi , passato poi ai De Lutti o forse alla Somaglia , nel 1700 rimaneggiato dai Dassi ) , l’oratorio di Santa Maria e la chiesetta in via Garibaldi ( oggi del Comune ). Anche i loro parenti Reyna impiantano una grande cascina , la Cortazza , e costruiscono una chiesetta che nel 1600 il conte Arese Lucini vorrà dedicare ad una sconosciuta Santa Rufila ( oggi dell’Oratorio ).

I primi documenti presenti a Miradolo , a parte i reperti archeologici e un resto malconcio della torre del castrum ( il torrione ) , sono le chiese , erette nel 1500 , in seguito più volte riformate , e , sempre del 1500 , i registri del parroco e due lapidi funerarie ( 1541 ) scoperte da chi scrive e subito sventuratamente ricoperte dal pavimento della parrocchiale. Le splendide mappe teresiane ( 1735 ) , che ho voluto esporre nella sala del Municipio , illustrano con precisa evidenza la natura del villaggio : due strade anguste , ai piedi delle colline e lungo il Nerone ( quasi sicuramente antica ramificazione del Lambro , da radice gallica nar , acqua ) , le chiese , le cascine , meno di mille abitanti.

Nella raccolta delle mappe anche i disegni di due comuni minori , in seguito assorbiti , Camporinaldo e Cà de Rho. Camporinaldo ( probabilmente campo di Rinaldo o di Romaldo , nomi di Vescovi pavesi nel Medioevo ) è stato a lungo annesso ai fondi del Castello dei Cusani a Chignolo e per secoli sicuramente stazione di posta per la sua posizione sulla strada da Pavia a Cremona. Infatti è segnato con un certo rilievo nelle carte geografiche del Seicento e del Settecento , malgrado le dimensioni ( nel 700 circa 200 abitanti ).

Curiosamente invece Miradolo si trova segnalato in Lombardia nella cinquecentesca Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani. Cà de Rho era una cascina ( circa 30 abitanti , oggi proprietà Saronio ) , può derivare dai possedimenti dei Rho , allora signori di Borghetto , che furono poi i primi industriali tessili di Milano. Da tutti i documenti scritti , peraltro scarsi , ( relazioni dei Vescovi e dei Parroci , suppliche della comunità ) sino all’Ottocento emerge senza dubbio l’estrema povertà della gente.

Il nome di Miradolo appare per la prima volta nel testamento dell’Arcivescovo di Milano Ariberto d’Intimiano (1034) , castrum Miradoli , in un lungo elenco di località.

Vi era dunque , in cima ad un colle , una fortificazione con torri per avvistare l’arrivo dei frequenti invasori e può risalire al periodo dell’incastellamento (X secolo) concesso dal re Berengario I a tutti i signori locali per difesa dalle incursioni degli Ungheri (che nel 924 incendiano Pavia).

Il colle accanto ancora oggi è chiamato baltré e baltresca nel Medioevo era appunto una torre in legno di uso militare. Sembra molto verosimile che Miradolo derivi da miratorio , luogo per mirare, per osservare. Il medesimo toponimo ritroviamo in località minori ( a Groppello , a Marcignago , a Pieve Porto Morone , in Emilia ) , dove sono ancora visibili tracce di torre o di colombaia.

In quei tempi del primo Medioevo nei dintorni sorgevano sedi di notevole rilievo storico: la rocca di San Colombano ( con il Barbarossa diverrà imperiale ) , la reggia di campagna dei re longobardi a Corteolona , l’Abbazia di Santa Cristina ( protetta dagli imperatori ) , la Pieve di San Germano a Lambrinia ( da cui dipendeva anche Miradolo ) , l’Ospitale di San Salvatore a Graffignana ( poi Porchirola ) . Neppure un segno è rimasto di queste sedi (tranne che a San Colombano).

Nella prima parte del secolo la vita di Miradolo certamente non si modifica.

Nel 1872 il Governo regio aveva aggregato Camporinaldo al Comune di Miradolo , nonostante la contrarietà degli abitanti che avrebbero preferito Chignolo. (in periodo napoleonico invece era stato aggregato Monteleone).

Le comunità versano alle due guerre mondiali l’immancabile tributo di gioventù troncata. Qualcosa di nuovo si muove alla Cascina Saline , ai piedi della Cà de Rho , nelle carte medioevali citata come valle salsa , un terreno da cui sorgeva acqua salata. Non abbiamo altre notizie , se non per un divieto del Governo austriaco di ricavarne il sale , sino a quando , verso la fine del 1700 , Alessandro Volta con il fratello Serafino , docenti all’Università di Pavia , si interessano di questa acqua , la studiano e la raccomandano agli Ospedali di Pavia e Milano “ per il pubblico bene “ . Infatti l’Ospedale Maggiore di Milano diviene proprietario della cascina e dispone il trasporto delle acque tramite bigonce trainate da cavalli.

Ad un certo punto l’Ospedale scopre che i carrettieri non riempivano le bigonce nelle sorgenti di Miradolo , ma nei fossi alle porte di Milano ! L’impresa viene completamente abbandonata , ma negli anni seguenti , sulla spinta di una moda diffusa un po’ dovunque , riprendono le iniziative. Nel 1911 nasce la società Terme , sorgono le fonti , gli stabilimenti per le cure , vari alberghi , fiorisce un turismo termale di impronta milanese.

Nel 1938 il Comune assume la denominazione Miradolo Terme , mentre la società rimane definitivamente privata. Vi risiedono personaggi : l’industriale Viganò , che aveva trovato guai a causa del tragico crollo della diga del Gleno ( 1923 ) , lo scrittore Eucardio Momigliano, presidente del Poligrafico e del Vittoriale , che fu anche consigliere comunale a Miradolo e mi lasciò alcune sue testimonianze.

Dopo il 1950 le mode , terapeutiche e turistiche , intraprendono altre strade e altre dimensioni. Invece Miradolo , da quel momento , imbocca una via di progressiva evoluzione economica , indotta dalla vicinanza di Milano : le varie attività commerciali e artigianali , la vendita degli ortaggi e soprattutto del vino , che oggi si fregia anche del marchio DOC , la mobilità dell’occupazione , le piccole industrie ( sulla scia di un primo scatolificio , l’ISA ).

Fortunatamente lo sviluppo e il benessere non hanno stravolto i caratteri dell’ambiente e della vita locale , non hanno sfregiato , esclusa qualche distrazione , la poesia del paesaggio collinare.